C.G.A. Sicilia, Sez. giur., 4 dicembre 2018, n. 978

1. In una pubblica gara relativa ad un servizio da aggiudicare mediante il criterio del minor prezzo, la discordanza - nell’offerta di un concorrente - fra ribasso espresso in valore assoluto e ribasso espresso in valore percentuale, deve essere risolta facendo applicazione della norma speciale contenuta nel bando di gara, che, esplicitamente, abbia disposto nel senso di doversi ritenere valida l’indicazione più vantaggiosa per l’amministrazione, nell’ipotesi di divergenza “di qualsiasi genere” fra “gli importi” indicati; infatti, la percentuale di ribasso non è altro che un “importo” espresso in percentuale piuttosto che in valore assoluto e  non vi è alcun elemento, in una disposizione di questo tenore, per ritenere che l’espressione adoperata (“di qualsiasi genere”) abbia inteso limitarne l’applicazione al solo caso di divergenza fra indicazione in lettere e indicazione in cifre del prezzo espresso in valore assoluto.

2. Ai fini del risarcimento del danno per equivalente in favore del concorrente illegittimamente pretermesso, malgrado avesse fatto l’offerta più vantaggiosa - in una pubblica gara per una fornitura a temine, da aggiudicarsi con il criterio del minor prezzo - deve ritenersi in re ipsa la responsabilità dell’Amministrazione per la mancata aggiudicazione, ove questa si ponga in rapporto di causalità diretta ed esclusiva con l’errore in cui è incorsa l’Amministrazione medesima nell’interpretare (restrittivamente) una clausola speciale del bando di gara (nel caso di specie, avente ad oggetto la fissazione di un criterio inderogabile di preferenza, nell’ipotesi di discrepanza fra valore assoluto e valore percentuale, nella formulazione dell’offerta).

Conforme: C.G.A. Sicilia, Sez. Giur., 11 dicembre 2018, n. 543

 

 

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