Cons. Stato, sez. V, 6 maggio 2020, n. 2864

La funzione dell’art. 42, comma 2, d.lgs. n. 50 del 2016  è quella di prevenire ogni situazione in cui lo svolgimento di una determinata attività sia affidato ad un funzionario che sia contestualmente titolare di interessi personali o di terzi, la cui eventuale soddisfazione implichi necessariamente una riduzione del soddisfacimento dell’interesse funzionalizzato.

L’eventuale  violazione del codice etico dell’amministrazione non può riflettersi in via automatica sull’affidataria, attraverso la risoluzione dell’incarico. Quale soggetto estraneo alla struttura organizzativa della stazione appaltante e pertanto agli obblighi stabiliti nel medesimo codice etico, la società affidataria non può  essere considerata autrice di alcuna violazione sanzionabile sulla base di un testo interno all’amministrazione. E’ dunque errato il provvedimento che ha invece ritenuto applicabile tale codice ad un soggetto esterno all’ente e nei confronti dei quali non è invece predicabile alcun rapporto di dipendenza che funge da presupposto necessario per l’applicazione dei doveri in esso previsti.

È dunque  legittimo che un’amministrazione affidi contratti a proprie entità controllate, all’esito di procedure di gara, senza che in ciò possa automaticamente ravvisarsi un conflitto di interesse.

 

Conforme: Cons. Stato, Sez. V, sentenza 5 giugno 2018, n. 3401; Cons. Stato, Sez. V. sentenza 17 aprile 2019, n. 2511; Cons. Stato, parere 5 marzo 2019, n. 667.

 

 

 

Abbonati per continuare a leggere

Un anno di abbonamento a soli 89.90 €

Sei già abbonato? Accedi