Con la sentenza n. 10 del 2020, l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato sancisce l’esperibilità dell’istituto dell’accesso civico generalizzato anche alla materia dei contratti pubblici.

Per pervenire a tale conclusione, l’organo di nomofilachia muove, preliminarmente, dal rapporto che intercorre tra l’accesso documentale, disciplinato dagli artt. 22 e ss. della l. n. 241/1990 e l’accesso civico generalizzato, di cui al comma secondo dell’art. 5 d.lgs. n. 33/2013, introdotto dal d.lgs. n. 97/2016, in attuazione del c.d. FOIA (Freedom of Information Act).

Negata la sussistenza del principio di specialità tra i due modelli di ostensione e ricostruita la ratio dell’intervento legislativo del 2016, il Collegio riconosce la compresenza dei due istituti, che operano contestualmente secondo un criterio di integrazione e per un canone ermeneutico di completamento e inclusione. Stabilisce, in particolare, l’Adunanza Plenaria che non è precluso né all’amministrazione né al giudice l’esame contestuale della sussistenza dei presupposti tanto dell’accesso documentale quanto di quello civico qualora l’istanza del privato sia formulata in modo generico e sia, quindi, comprensiva di entrambi i modelli.

Il passaggio ulteriore della decisione investe il differente problema della configurabilità di un interesse diretto, concreto e attuale in capo all’istante, quale condizione di legittimazione attiva richiesta dall’art. 22, comma primo, lett. b), l. n. 241/1990, con precipuo riferimento agli atti della fase esecutiva di un contratto pubblico. Prendendo le mosse dal dato letterale, quindi dall’art. 53 d.lgs. n. 50/2016, che disciplina l’accesso agli atti e la riservatezza nella materia dei contratti pubblici, il massimo Consesso ravvisa la sussistenza delle condizioni prescritte dalla legge sul procedimento amministrativo anche nella fase di esecuzione del contratto. Si legge, inoltre, in motivazione, dell’insufficienza dell’applicazione di regole privatistiche a tale fase laddove resta fermo l’interesse pubblico primario che l’amministrazione, proprio attraverso quel dato contratto, ha inteso realizzare.

Infine, l’Adunanza Plenaria, nel ribadire il rapporto tra accesso documentale e civico generalizzato, riconosce l’applicabilità di quest’ultimo anche al settore dei contratti della pubblica amministrazione. Attraverso un’interpretazione unitaria, armonizzatrice e integratrice tra le disposizioni che regolano l’accesso, con particolare riferimento agli artt. 5-bis d.lgs. n. 33/2013 e 53, commi secondo e sesto, d.lgs. n. 50/2016, i Giudici riconoscono all’istituto in esame il valore di diritto fondamentale, idoneo a operare di diritto, senza che sia necessaria un’esplicita volontà del legislatore in tal senso. Al contrario, proprio per il regime delle eccezioni, contenuto appunto negli articoli sopra indicati, il Collegio giunge alla conseguenza che l’accesso civico generalizzato sia ammissibile in ordine agli atti di un contratto pubblico, ivi compresi quelli afferenti alla fase esecutiva.

 

 

 

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