Consiglio di Stato, sez. V, 2 aprile 2020, n. 2213

Una difformità risultante in fase di giustificazione dell’offerta è infatti tale da comportare di per sé l’esclusione del concorrente, non solo in quanto espressiva d’una modifica postuma non passibile di successiva sanatoria, ma anche perché gli eventuali interventi di “customizzazione” dovrebbero essi stessi essere dimostrati in dettaglio in sede di giustificativi, così da consentire (anche) un pieno vaglio sulla sostenibilità economica complessiva dell’offerta. Diversamente, potrebbe sempre legittimarsi una variazione dell’offerta (anche rispetto alle prescrizioni tecniche di gara vincolanti per i concorrenti) in sede giustificativa rimettendo a interventi successivi la sua riconduzione a conformità, senza tuttavia fornire alcuna specifica evidenza al riguardo, anche sotto il profilo dei relativi costi ben incidenti sulla sostenibilità globale dell’offerta.

 

 

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