Consiglio di Stato, sez. V, 28 ottobre 2019, n. 7389

1.La censura volta a contestare l’anomalia non costituisce motivo escludente e può comportare la rinnovazione del giudizio di anomalia. 

2.È legittima e non è irragionevole una formula matematica che limita le differenziazioni tra le varie offerte economiche, a fronte di ribassi apprezzabilmente diversi.

3. La prova della tardività dell’impugnazione incombe sulla parte che la eccepisce, secondo i generali criteri di riparto del relativo onere e deve essere assistita da rigorosi ed univoci riscontri oggettivi, dai quali possa arguirsi con assoluta certezza il momento della piena conoscenza dell’atto o del fatto.

4. Il conflitto di interessi ex art. 42 co. 2 del d.lgs. 50/2016 non presuppone la realizzazione di un vantaggio competitivo, ma il potenziale rischio di minaccia alla imparzialità amministrativa; ove non “sanato” con l’astensione o diversamente “risolto”, comporta l’illegittimità del provvedimento viziato dall’incompatibilità, melius dal difetto di legittimazione, tendenzialmente riconducibile nell’ambito del vizio di incompetenza ed, ove emerso successivamente all’aggiudicazione, comporta l’annullamento della gara.

5. La sopravvenuta conoscenza di corrispondenza inter alios, prodotta agli atti di un giudizio, non fa decorrere il termine di trenta giorni per impugnare in via principale un provvedimento di aggiudicazione. Il termine per impugnare l’aggiudicazione decorre ordinariamente dalla conoscenza degli elementi essenziali del provvedimento. 

 

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