Consiglio di Stato, sez. III, 18 settembre 2019, n. 6216

1. Sebbene il D.Lgs. n. 50/2016 non preveda disposizione normative analoghe a quella contenuta nell’art. 51 D.Lgs. n. 163/2006, quest’ultima codifica un principio generale, immanente al sistema delle procedure ad evidenza pubblica. Di qui, nel caso di specie, deriva che il mero atto di cessione di ramo di azienda non può comportare l’automatica esclusione ora del cedente ora del cessionario, demandandosi, piuttosto, alla stazione appaltante una verifica in concreto circa la sussistenza dei requisiti richiesti per la partecipazione, ovvero per l’aggiudicazione, dell’affidamento.

(Conf., TAR Napoli sez. III, sent. n. 7206/2018; Del. ANAC n. 244/2018; Cons. Stato, sez. V, sent. n. 3819/2015; Id., sent. n. 1370/2013). 

2. La situazione di controllo o relazione rilevante ai sensi dell’art. 2359 c.c. per l’integrazione della fattispecie di cui all’art. 80 co. 5, lett. m) D.Lgs. n. 50/2016 comporta l’esclusione dalla procedura solo laddove sia dimostrato, con “rigorosi, obiettivi e comprovati elementi”, che le offerte dei concorrenti coinvolti risultino negli effetti imputabili a un unico centro decisionale. Tale interpretazione risulta ancor più confortata dal recente avvio della procedura di infrazione avviata dalla Commissione UE nei confronti dell’Italia per la presunta violazione del principio di proporzionalità di cui all’art. 18, par. 1, dir. 2014/24/UE da parte dell’art. 105 co. 4 lett. a) D.Lgs. n. 50/2016.

(Conf. Cons. Stato, sez. III, sent. n. 2317/2018; Del. ANAC n. 1228/2017). 

 

Abbonati per continuare a leggere

Un anno di abbonamento a soli 89.90 €

Sei già abbonato? Accedi