Tar Lombardia, Milano, sez. I, 18 aprile 2019, n. 894

1. La stazione appaltante ha facoltà di escludere un concorrente, a prescindere dalla definitività degli accertamenti compiuti in sede penale e pertanto anche a fronte di una richiesta di rinvio a giudizio, non essendo dunque necessario che il procedimento penale avviato a suo carico si sia già concluso con una sentenza di condanna.[1]

2. Tuttavia una richiesta di rinvio a giudizio, sebbene per gravi reati, in assenza di un autonomo accertamento dei fatti idonei a configurare un grave illecito professionale da parte della stazione appaltante, e di una congrua motivazione sul punto, non può di per sé essere sufficiente a giustificare un provvedimento amministrativo di esclusione, spesso suscettibile di arrecare gravissimi pregiudizi all’operatore economico, e in taluni casi, la cessazione della sua attività.[2]

3. Mentre nel processo penale deve essere raggiunta la prova piena degli elementi del reato contestato, un’amministrazione aggiudicatrice che intenda escludere un operatore economico deve invece solo dimostrare i fatti che ne rendano dubbia l’integrità ed affidabilità. Tuttavia le condotte contestate devono essere valutate in un procedimento amministrativo, disciplinato da regole procedimentali e sostanziali, che ne scandiscono le modalità di svolgimento, in ossequio al principio di legalità.[3]

[1]Cfr. sul punto: Corte di Giustizia, 24 ottobre 2018, C-124/17; Consiglio di Stato, Sezione V, 20 marzo 2019, n. 1846; Consiglio di Stato, Sezione V, 27 febbraio 2019, n. 1367; Consiglio di Stato, Sezione V, 3 settembre 2018 n. 5142; Consiglio di Stato, Sezione III, 23 novembre 2017, n. 5467.

[2]Cfr. sul punto: Consiglio di Stato, Sezione V, 2 marzo 2018, n. 1299.

[3]TAR Lombardia – Milano, Sezione III, 6 aprile 2016, n. 650.

 

 

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